Far giocare gli italiani: il caso Gabbiadini

Il dibattito sul far giocare i calciatori italiani non è nuovo e non riguarda solo l’Italia. Nella conferenza stampa prima della gara contro il Bournemouth, Sarri ha risposto alla domanda dei giornalisti sull’impiego dei calciatori inglesi affermando che analoghe domande gli venivano poste in Italia e la risposta è la stessa, è difficile giocare per tutti nelle grandi squadre perché il livello è alto.

Il concetto espresso da Sarri è semplice: io faccio le scelte per ottenere sempre il miglior risultato possibile. Se un calciatore riesce a raggiungere il livello richiesto gioca, altrimenti resta fuori.Tutto il resto non conta.

Ma nel mondo del calcio, purtroppo, il campo è spesso messo da parte. E allora si alimentano discussioni di cui è difficile seguire la logica. Invece di capire come mai il livello dei calciatori di una certa nazionalità sarebbe (il condizionale è d’obbligo) calato, ragionando ad esempio sull’organizzazione dei settori giovanili, si polemizza sulle scelte degli allenatori.

Del resto quella di imputare le prestazioni poco brillanti dei calciatori all’allenatore, è una pratica diffusa. Un caso interessante è quello di Manolo Gabbiadini. Sulla Gazzetta del 28/2/2017 qui si riporta il trionfo di Gabbiadini dopo la doppietta nella finale di Coppa di Lega “Manolo Gabbiadini si è goduto tra affetti e amici quello che, tra qualche anno, potrebbe essere ricordato come il giorno della consacrazione”. E ovviamente non manca il riferimento al suo rapporto con Sarri reo di non averlo impiegato a Napoli per una “politica” che prevede una linea ben marcata tra titolari e riserve e alla stretta di mano con Mourinho.

L’avventura di Manolo al Southampton è proseguita ma non ci sono stati molti momenti di gloria: 5 gol in 28 partite giocate nella stagione 2017/18, tra cui uno fondamentale per la salvezza. L’inizio della stagione 2018/19 non è stato entusiasmante ma l’allenatore ha garantito che Gabbiadini resterà al Southampton “Confidiamo nel suo miglioramento. Non è un ragazzo molto comunicativo, non urla quando forse dovrebbe farsi sentire quando vuole far capire ai compagni che vuole la palla in quel preciso momento.” […] “Forse a volte siamo noi colpevoli di non servirlo come vuole ma in altre occasioni lui sa di poter fare bene e non deve lasciarsi scappare le occasioni che gli vengono concesse”.

Le parole del tecnico sembrano evidenziare dei limiti caratteriali su cui lavorare. Forse sarebbe meglio per il calciatore (e per tutti) concentrarsi sul superare i propri limiti piuttosto che appigliarsi a questioni “politiche”.

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