Perché questo blog

Quando ascoltai la conferenza stampa di Maurizio Sarri come nuovo allenatore del Napoli, mi colpì subito il suo atteggiamento anticonvenzionale. Credo che i giornalisti che gli chiedevano se fosse spaventato di affrontare una piazza come Napoli dopo aver allenato un solo anno in A ad Empoli, non furono molto soddisfatti nel sentirsi dire “E’ una vita che combatto con lo scetticismo, sono abituato. Farò del mio meglio ma non mi ci voglio prendere un esaurimento nervoso”. Questo suo atteggiamento da estraneo, da chi ricorda sempre che quello è prima di tutto un gioco – “quello che facevo come hobby dopo il lavoro mentre ora mi pagano per farlo”- il suo prendersi poco sul serio, come quando alle domande su un eventuale malumore di Mertens per essere partito dalla panchina (quando era ancora il vice Insigne) e la relativa occhiataccia rivolta all’allenatore dopo aver segnato, rispose “Se entra e segna due gol può venire a guardarmi anche sotto la doccia”. Credo siano tra i principali motivi del suo poco feeling con la stampa italiana, che non gli ha mai perdonato questa sua distanza da un ambiente che tende invece a considerare il calcio come cosa terribilmente seria. E credo che sia questo in fondo il vero motivo di tanta acredine sul suo dress code. Quella tuta vista come un segno di anticonformismo rispetto ad una narrazione che predilige gli affari al campo – “Voi parlate solo di mercato e non di campo, è normale che le gente si appassioni al mercato e non al campo”.
Mi è sempre sembrato un uomo venuto da un altro contesto, un personaggio da Bar Sport venuto da quella provincia verace che si appassiona e si divide tra Coppi e Bartali, visto come un barbaro da chi frequenta gli eleganti e patinati salotti del calcio italiano.

Da quella prima conferenza stampa estiva, ho ascoltato con interesse le sue interviste, in cui ho trovato sempre spunti interessanti, spunti per capire soprattutto qualcosa in più di cosa avviene in campo. E così ho iniziato ad appassionarmi a concetti come “palla scoperta”, “terzo uomo”, “gioco di posizione”, concetti di base che nel mondo del calcio business, degli appassionati di “plusvalenze” e “opzioni di riacquisto” sono considerati argomenti iper-tecnici. Finendo per guardare il campo in modo completamente diverso. E scoprendo che mi piaceva, e come se mi piaceva!

Per questo ho continuato a seguirlo anche nella sua nuova avventura oltremanica. Continuo ad ascoltare le sue interviste, dice più o meno le stesse cose ma nessuno si offende o polemizza quando parla dell’importanza del divertimento o del privilegio di poter vivere di calcio. Continua ad indossare la tuta. E continua a provare a mettere le sue idee sul campo. …e io continuo a divertirmi!